Giorgione oltre i “5 documenti” – Il ruolo di Giovan Battista Abioso medico-astrologo

Il ruolo di Giovan Battista Abioso medico-astrologo

Fino al 2011 la trama che raccontava la vita di Giorgione era sostanzialmente la stessa ed era costruita dall’intreccio delle scarse informazioni che si possedevano. I documenti che lo riguardano erano 5: quello del 1506 che dichiara la sua associazione alla bottega di Vincenzo Catena, i documenti che si riferiscono al suo telero per Palazzo Ducale a Venezia, quelli che riportano l’intervento sulla facciata del Fondaco dei Tedeschi nella stessa città tra il 1507-1508, e infine le due lettere tra Isabella d’Este e un suo funzionario che rivelano l’avvenuta morte del pittore nell’ottobre del 1510.


Ai documenti si aggiungono le annotazioni che si incontrano su di lui nel taccuino di Marcantonio Michiel a partire dal 1525, preziose per la paternità dei quadri che il nobiluomo vede nelle case dei collezionisti veneziani.
C’e’ poi la biografia sul pittore, piuttosto romanzata, anche se non priva di informazioni interessanti, di Giorgio Vasari. E quella ancora più inverosimile, ma giustificata dall’epoca ormai lontana in cui viene redatta, del Ridolfi.

Fino al 2011 – nonostante le sostanziali contraddizioni tra le due redazioni della biografia sul pittore tracciata dal Vasari, e sebbene si convenisse sul suo carattere romanzato – la trama della vita di Giorgione lo definiva proveniente da “umilissima stirpe” e riportava del suo trasferimento a Venezia in età giovanissima – come appunto scriveva Vasari – e della sua morte per peste avvenuta nel 1510.
I documenti rinvenuti da Renata Segre nel 2011 (si tratta dell’inventario dei beni mobili lasciati dallo scomparso Giorgione, inventario redatto il 14 marzo 1511) costringono a riscrivere una nuova trama, quella che vede Giorgione nascere in una delle più importanti famiglie di Castelfranco, i Barbarella. Egli è figlio unico di un notaio, Giovanni Barbarella, e di Altadonna. In citta’ esercita il mestiere di pittore fin dal 1493, quando ha 16 anni.
Si trasferisce a Venezia solo il 30 settembre del 1500, all’età di 23 anni, dopo aver lasciato nella città natale due opere importanti come “La Pala” e “Il Fregio“, che riportano gran parte delle tematiche che poi ritroveremo nelle opere successive, rivelando così come la sua formazione fosse già avvenuta, e come gli artefici di questa li avesse già incontrati in area trevigiana.
Così il tema dello scorrere del tempo, annunciato nel Fregio con la frase “Il nostro tempo è il passaggio di un’ombra” viene ripreso in opere come “La vecchia” e “Le tre età“. Alla stessa maniera, le conoscenze astrologiche – assorbite dal medico-astrologo Giovan Battista Abioso, presente a Castelfranco e a Treviso in quegli anni, hanno fornito l’ispirazione per il Fregio, dove prefigurano una congiunzione nefasta portatrice di guerre. Ma le si ritrova anche in dipinti successivi come nella “Pala” che esibisce sullo sfondo soldati e muri di un castello diroccati, ne “I tre filosofi“, ma soprattutto sull’affresco di facciata del Fondaco dei Tedeschi. E se nel Fregio di Castelfranco si annunciavano pronostici tragici, le sorti tracciate per Venezia alla vigilia di Agnadello – tra l’altro in maniera monumentale e sull’edificio più visibile del Canal Grande – non dovevano essere delle migliori. Ecco perché, dopo essere costretto ad insistere per il pagamento, gli viene ridotto il compenso e risulta sospeso dall’incarico.
Gli subentra Tiziano per la facciata di terra del Fondaco, “prontissimo ad accettare il ruolo di pittore di propaganda e a rappresentare l’allegorica figura di una Venezia giusta e forte, casta e savia come Giuditta, inviolata e inviolabile come Maria.”
Il Fregio in Casa Giorgione parla anche di ira del cielo, quella che squarcia il cielo de “La tempesta“, così come rimanda – attraverso i ritratti di un sapiente arabo e di uno ebreo – alla tradizione ebraica richiamata in tante sue opere, dal “Pastorello in un paesaggio” agli affreschi del Duomo di Montagnana, dal “Mosè bambino alla prova del fuoco” al “Giudizio di Salomone“, dalla “Giuditta” fino a “L’Autoritratto” dove Giorgione si ritrae significativamente nelle vesti di David.
Anche la “Pala”, o meglio la rappresentazione che Giorgione mette in scena, verrà ripresa in un dipinto successivo: “La tempesta“. Ma di questa, come di quella, il significato allegorico non è ancora compiutamente svelato.

Danila Dal Pos